Vogliamo l’instant replay nel golf?

Lexi Thompson è stata penalizzata di quattro colpi, e ha perso un torneo, per aver posizionato la palla in maniera scorretta sul green e aver firmato uno score sbagliato nel round del sabato. Fin qui non ci sarebbe alcun problema. La situazione diventa sorprendente perché la violazione è stata ravvisata da uno spettatore in tv, che poi l’ha segnalata ai giudici, i quali il giorno seguente hanno rivisto le immagini e durante l’ultimo giro sono andati da Thompson, in campo, per avvisarla della penalità.

“It’s a joke?” – “E’ uno scherzo?” ha commentato lei in diretta. Per quanto il golf possa essere uno sport diverso dagli altri, questo genere di decisioni sono destinate a essere discusse e rimangono impossibili da accettare.

Partiamo dal fatto sul campo: Thompson marca la palla sul green e la riposiziona sull’erba non nell’esatta posizione in cui era. L’errore – di questo possiamo parlare, non potendo affermare che sia stato fatto intenzionalmente – è di qualche millimetro. Sufficiente, comunque, a essere considerato una violazione. Possiamo poi discutere se possano incidere 5 millimetri in un putt da mezzo metro – e a mio parere siamo di fronte a una violazione che non pregiudica né falsa la buca – ma è un dibattito che non attiene al regolamento.

Nessuno, sul campo, ha visto l’errore o lo ha ritenuto tale.

Lo spettatore può influire sull’andamento della gara attraverso le segnalazioni di eventuali violazioni, e questo può certamente aiutare i giudici a gestire i tanti giocatori su un campo così vasto. Ma lo spettatore può ribaltare l’esito di un round quando è già finito, il giorno dopo, durante un altro giro e mentre il giocatore è in campo con una classifica delineata e poche buche da giocare per terminare la gara? E’ possibile stravolgere tutto – e qui sì falsare la gara, mica per 5 millimetri – tramite una mail dal divano di casa? Questo è davvero un aiuto o finisce per creare confusione?

Difficile immaginare una situazione simile in alcun altro sport. Il golf, gioco di gentiluomini che si arbitrano da soli rispettando le regole, fa storia a sé. Il precedente di Tiger Woods ad Augusta (relativo alla posizione di un droppaggio) viene sempre citato quando si discute di “moviole” in campo. La realtà però è un’altra: decidendo sulla base di segnalazioni del pubblico il giorno dopo, si presume la disonestà del giocatore a fronte dell’onestà dello spettatore. Perché si sostiene che – nel caso specifico – Thompson abbia violato le regole e poi abbia voluto nascondere la violazione, mentre lo spettatore abbia in totale buona fede segnalato l’accaduto.

Ma chi può affermare che lo spettatore non abbia volutamente atteso la fine del round prima di spedire la sua mail, conscio che questo avrebbe fatto incorrere il giocatore in una penalità più grave o nella squalifica?

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Lexi Thompson in lacrime al termine del torneo Ana Inspiration

Posso arrivare, turandomi il naso, a capire i due colpi di penalità inflitti per la violazione sul green, ma non sarò mai favorevole ai due colpi inflitti per aver compilato uno score scorretto. Il giocatore non aveva contezza né di essere investigato, né di un parere di un giudice contrario al suo comportamento (inesistente, al momento della consegna dello score). E questo secondo me è sufficiente a spazzare via quella penalità: l’onestà del giocatore non può essere discussa più di quella del pubblico.

E se fosse accaduto il venerdì? E se quella penalità avesse comportato un diverso esito dei tagli? Avrebbero annullato il torneo? Avrebbero accompagnato il giocatore fuori dal campo il sabato durante il round, facendo entrare quello “ingiustamente” escluso il giorno prima?

I giudici hanno già accesso alle immagini ma le stesse – nel golf – sono fornite per mostrare il gioco, non per arbitrare. E’ lecito e corretto che gli arbitri possano intervenire, se rivedendole scorgono una violazione al regolamento, ma con l’equilibrio adeguato a uno sport come il golf. Un conto è intervenire a round in corso, un conto è farlo il giorno dopo. Un conto è avere un giudice che guarda il torneo in tv dalla clubhouse – magari aiutato da una regia speciale – per coadiuvare i colleghi in campo, un conto è la casualità di avere un’immagine sul green per un giocatore e non per gli altri, o avere il primo piano proprio mentre l’atleta sta svolgendo un’operazione di gioco piuttosto che mentre sta bevendo dell’acqua. Poi, è facile immaginare che se i giocatori sapessero di essere vigilati con l’instant replay “per regolamento”, chiamerebbero l’arbitro per ogni singolo droppaggio o colpo dall’ostacolo – per evitare successivi ribaltamenti via moviola. E’ il golf che vogliamo?

Immaginare una super regia con i commissari su ogni campo del tour è fattibile, probabilmente, superando costi di certo ingenti. Ma a giudicare dalla reazione dei giocatori al caso Thompson, si tratta di rivoluzionare il concetto stesso del golf per come è concepito ora.

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